Sinossi

La nuova amministrazione democratica ha presto disatteso ogni promessa di cambiamento schierandosi dalla parte dei gruppi di potere. Simbolo del Sogno Americano, Obama è veramente un uomo del popolo salito alla ribalta per proprio merito? Oppure è l'ennesimo Presidente fantoccio comandato da un'elite di banchieri? Appoggiato dai soldi delle banche e delle multinazionali, ha dovuto stringere accordi
con imprenditori corrotti e terroristi per finanziare la sua fabbrica del consenso. Per raccogliere voti ha fatto ricorso a tecniche di manipolazione mentale.
Cosa nasconde la sua biografia piena di ombre?
Esiste un Governo Ombra che decide le sorti degli Usa e del mondo per la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale di stampo totalitario?

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Guido Ceronetti su Repubblica

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Illuminati di tutta la Rete unitevi

di Guido Ceronetti

 

Su Repubblica del 23 aprile scorso era riportato, da Le Monde , un articolo, firmato da Elisa Mignot, sulla manipolazione mentale dei giovani (liceali dei sobborghi, la Rete come oracolo, un po' di Dan Brown), mediante influenze indotte subliminalmente, attraverso cui un complotto di occultisti col nome tradizionale di Illuminati manifesterebbe le proprie mire di dominio mondiale. Posso osservare che, in ogni punto, la Rete non è innocua. L'ago magnetico è fisso sulla stella del Male, per quanto il bene più rassicurante possa fluirne a vagonate; resta infallibile la parola di McLuhan: «Il mezzo è il messaggio». E la manipolazione per squilibrare la mente e ridurre all'impotenza la ragione è in atto dappertutto, anche ne più banale buonsensismo di Pensiero Unico- spray. Illuminati autentici non pensano a dominare il mondo, ma a redimerlo, e per quanto gli è concesso a salvarlo. Uno dei più comuni esempi di manipolazione falsificatrice è il linguaggio delle cifre, la pseudoscienza statistica. Diffidate di tutto, ragazzi. Credete a Vincent Van Gogh, illuminato vero, dunque disperato. Messaggi criptici e subliminali non mancano nel repertorio Beatles. Che vorrà dire il cadenzato Sottomarino Giallo in cui «tutti viviamo »? Quei tutti sono i consumatori di Lsd in quegli anni? Nel celebre White Album c'è poesia pura accompagnata da incitamenti sottopelle al crimine e alla distruzione. Impressionanti in specie sono Revolution Nine e Helter Skelter , adottato dalla banda assassina di Charles Manson in vista delle sue stragi rituali del 1969, e quella bomba ritmica nessuno ha pensato a disinnescarla. In sottofondo, Helter Skelter , nelle successive stragi americane e del Nordeuropa, a chi ha orecchie che intendono, è udibile. Il meglio e il peggio della storia è lavoro di società segrete, e mi direi contento se potessi avere certezza che si tratti di emanazioni volontarie di un potere oscuro aldifuori di questo mondo, o da decreti immutabili. «Mi torco nel non-capisco» con un certo sollievo. Non immune da vizi gnostici, parlavo spesso, per spiegarmi gli enigmi più crudeli del mio secolo, di «attacco alla specie». La formula mi pare tuttora validissima, però inadatta agli orbi, amanti della facilità razionale. Illuminismo non è tanto una filosofia laicista quanto una via tracciata da Illuminati, che negli anni della rivoluzione americana punta al rovesciamento della più solida monarchia continentale in Europa. E sarà il momento unico, in Francia, che nel suo meraviglioso libro Penser la Révolution française (1978) lo storico concettualista François Furet definisce perfettamente: «L'aprirsi di una società a tutti i suoi possibili ». Ma il rovescio religioso di questa definizione è: messianico. L'éra messianica, l'annuncio di una totale palingenesi, contenuti nell'illuminismo degli illuminati dei secoli moderni sta tra l'estate 1789 e la fine della monarchia di diritto divino nel 1792, come esattamente prevista nelle quartine di Nostradamus trecento anni prima. Bisognava vivere in quegli anni: saremmo stati infinitamente più vivi, anche abitando lontano da Parigi. Tuttora l'illuminatismo maligno si caratterizza nel visibile per un segno inequivocabile: l'antisemitismo (Dieudonné, l'idolo di giovani alfabetizzati esclusivamente dalla Rete; la Golden Dawn ellenica, che non casualmente porta lo stesso nome della società occultista di cui fece parte Aleister Crowley, la Bestia 666). Il volo di Rudolf Hess nell'Inghilterra in guerra e sotto attacco aereo non è tanto misterioso: era stato pianificato con Hitler, che simulò collera e sdegno, per agganciare le sette segrete collegate alla Thule Gesellaschaft, fondata in Baviera nel 1918, madre ideologica del partito nazionalsocialista, fino alla celebre coppia antisemita e pro nazista dei duchi di Windsor, che di amici della stessa risma dovevano averne a iosa. Di cripto-antisemiti, per opportunità politica, siano o no affiliati a una setta, non manchiamo neppure nell'Italia di oggi. Diciamo che non poche forme di persuasione attossicata confluiscono nei messaggi, aperti o subliminali, della Rete. Sono perplesso di fronte a un presidente alonato d'ombra come Barak Obama. Un generale sogno ne avvolse gli inizi: non ne resta nulla; l'America, come necessità di presenza nel mondo, appare nei due mandati di Obama più in ritirata che nella stoica partenza dell'ambasciatore da Saigon. Brutto segno: non ne vengono che notizie di buona salute economica, sufficienti ad appagare gli stolti. Ma il nerbo, il Danda, dov'è? E ne viene la domanda: lasciando di fatto indebolirsi la presenza americana, che cos'altro ha in mente, di più importante, o più alto, o più pericoloso, il presidente Obama? Forse, un poco rassicurante Ordine Mondiale, controllato da Illuminati tenebrosetti che lo considerano uno dei loro, ma utile idiota nello stesso tempo? Qui non posso che rimandare qualche incuriosito al libro-inchiesta della giornalista Enrica Perucchietti, L'altra faccia di Obama (Uno Editori, 2011) visto come partecipe attivo dei piani di controllo totale della Cia (sono recenti le proteste europee e le scuse del mandante) e Illuminato di loggia potente in subordine. Saranno Illuminati di questo tipo quelli di cui si sentono e temono vittorie gli studenti francesi? Ma allora non sarebbero Loro i dominatori occulti di tutto quanto circola attraverso la Rete? Questo mi pare credibile. Il futuro ci dirà di più, se avrà voglia di scivolare fuori per un poco dall'eccesso di menzogne che sta soffocando tutto. Per Illuminati buoni, anche modesti, reclutamento aperto.

Recensione da Informare per resistere

Chi è davvero Barack Obama?

Che cosa si nasconde dietro l’immagine di questo messia multirazziale che ha sedotto il mondo? Che cosa sappiamo veramente di lui?

Partendo da queste banalissime domande ho cercato di ricostruire non solo la sua biografia – dalla quale emergono ombre che non erano state precedentemente indagate – ma anche le anomalie e le contraddizioni della sua amministrazione. Ritengo infatti che l’innamoramento provato da mezzo mondo nei confronti di questo apparente outsider della politica sia serpeggiato come un morbo sull’onda dell’emozione, non della razionalità. Obama ci ha sedotto per il suo fascino, il suo carisma, il suo modo di parlare gentile e pacato, le sue promesse, l’invito a sperare. Ma una volta insediatosi alla Casa Bianca è iniziato a emergere un altro lato, quello dell’uomo di potere legato alla Casta Americana, sottomesso agli intrighi di palazzo, più vicino alla politica estera di Bush di quanto si potesse immaginare.

L’intento del libro – evidente sin dal titolo – è quello di ricostruire il lato nascosto del Presidente Americano mettendo in luce i suoi legami giovanili con la CIA, con le lobbies di Wall Street, con imprenditori corrotti, fanatici e terroristi, che ne hanno promosso la carriera politica e finanziato la fabbrica del consenso.

Dietro lo slogan Yes, we can!, rubato al collega democratico Patrick Deval, Obama ha fatto ricorso a tecniche di manipolazione mentale durante i suoi comizi e una volta eletto ha disatteso tutte le promesse della campagna elettorale schierandosi dalla parte dei gruppi di potere. Facile capirne il motivo: dietro i maxi finanziamenti della campagna elettorale più dispendiosa della storia si celano le solite lobbies, gli speculatori di Wall Street, le Grandi Banche, le compagnie di assicurazioni, le case farmaceutiche, le multinazionali del petrolio, degli OGM, della Difesa. Tradire i proclami di pace, ecologia, cambiamento, progresso è stato solo il primo pegno da pagare a coloro che ne hanno finanziato l’ascesa alla Casa Bianca.

Incarnazione del Sogno Americano, Obama non è, come ha cercato di farci credere, un uomo del popolo salito alla ribalta per propri meriti, ma l’ennesimo burattino comandato da un’elite di Banchieri e di strateghi politici che ora preparano la candidatura per la sua rielezione nel 2012. Attraverso un’analisi giornalistica, politica e infine esoterica, dalle pagine del libro emerge l’inganno che si cela dietro la figura del Presidente “progressista”: invischiato nei segreti della CIA, Obama è anche affiliato a gruppi occulti legati a Massoneria, Bilderberg, Illuminati, il cui scopo sarebbe la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale. In questa direzione andrebbero numerose iniziative dell’amministrazione Obama, composta tra l’altro dagli ex membri dei team di Bush e Clinton: la guerra in Libia e l’ampliamento delle truppe in Afghanistan, il salvataggio delle Grandi Banche, l’abbandono della rivoluzione verde, l’introduzione di microchip sottocutanei per controllare meglio la popolazione americana, la promozione di cibi e sementi OGM.

Recensione da Voci Dalla Strada

di Alba Canelli

In due anni e mezzo ho pubblicato più di 1000 articoli, presi da centinaia di siti in tutto il mondo, lo scopo era sempre quello: Informare su temi che giornali e Tv non trattano. Oggi vorrei parlarvi di un libro pubblicato di recente dalla Infinito Editori: L'altra faccia di Obama, Ombre dal passato e promesse disattese, lo scopo rimane lo stesso. E' uno di quei libri che si legge tutto d'un fiato, come uno di quei romanzi polizieschi, di avventura, pieni di colpi di scena e di suspense, però è qualcosa di più, perché non è un romanzo, ma una dettagliata descrizione della vita di Obama, o almeno è il punto della situazione di ciò che si è scoperto finora, perché come sottolinea l'autrice Enrica Perucchietti, sicuramente c'è ancora molto da scoprire su quest'uomo tanto misterioso quanto controverso, perché non è così che è stato presentato al mondo dai media "ufficiali".
L'immagine di Obama è stata venduta al mondo come il cambiamento, il nuovo, il limpido dopo il torbido, qualcosa che rompeva tutti gli schemi e gli intrighi del passato e con i giochi di potere che sempre sono esistiti tra la politica e i grandi interessi economici.
E' un libro scritto con la grande passione di chi vuole informare. Credo che sia un libro per tutti; quelli che attraverso internet avevano imparato a dubitare avendo già intravisto "l'altra faccia di Obama" qui troveranno molto di più perché questo libro raccoglie tutte le informazioni che sono circolate in rete finora dando nuove risposte a vecchi dubbi attraverso una dettagliata documentazione; per coloro che invece non hanno mai navigato in internet, questo libro un ottimo inizio per avere un approccio verso tanti temi importanti e fondamentali. Questo perché nello svelare come Obama sia legato ai soliti interessi economici dei grandi colossi finanziari, banche, multinazionali, Wall Street, ecc., ci rivela anche dove risiede il vero potere mondiale.
Chi sono le élite che governano veramente le nazioni, nascoste dietro l'immagine democratica di governi e presidenti di turno?
E, proprio nel delineare questo potere occulto, il libro tratta tanti temi cari a questo blog come Massoneria, Nuovo Ordine Mondiale, Gruppo Bilderberg, Banche, Signoraggio, ecc... per questo credo che il titolo sia molto riduttivo rispetto a contenuti così ampi del libro stesso.
Attraverso notizie documentate, e unendole come se fossero i punti di quei giochi enigmistici, viene fuori un ritratto di Obama e del potere che lo controlla, sorprendente che cattura l'attenzione di chi legge.
Ogni promessa di Obama è stata disattesa, e gradualmente è venuto alla luce il suo passato pieno di ombre, segreti mal celati e la sua vita che in ogni periodo è stata legata a personaggi pubblici e non, molto discutibili dalla sua iniziazione politica a Chicago, culla della corruzione ai più alti livelli.
Quando finirete di leggere questo libro, ci sarà una domanda che non potrete fare a meno di porvi: "Che cosa nasconde ancora Obama?"
Come tanti suoi predecessori anche Obama ha auspicato un Nuovo Ordine Mondiale, e il libro descrive molto bene il suo impegno in questo "progetto", tanto nobile (sic) da richiedere grandi sacrifici ai cittadini: tutti possono e devono rinunciare alla libertà in cambio di più sicurezza. 
Ma proprio per questo è importante sapere chi è il vero nemico, la libertà e la sovranità dei popoli e delle nazioni non è minacciata dal cosiddetto "terrorismo". Capire questo sarà molto semplice dopo aver letto la lunga lista di personaggi che girano intorno ad Obama, dal vecchio Zbigniew Brzezinki, sempre dietro le quinte del potere a manovrare i fili, fino ai nomi più controversi dell'alta finanza, grandi banche e di Wall Street, tutti riciclati dalle vecchie amministrazioni da cui Obama avrebbe dovuto discostarsi. 
Nel suo primo discorso da presidente Obama ha fatto sognare, sottolineando come il fatto che lui era "lì" fosse la dimostrazione che l'America è un grande paese dove ogni comune cittadino ha la possibilità di arrivare in alto. Ebbene resterete quasi sconvolti dai legami di sangue di Obama con altri presidenti del passato e altri personaggi delle vecchie amministrazioni, solo chi è di sangue blu, arriva, ma senza sudare troppo, perché era già destinato!
Personalmente la cosa che ho apprezzato di più di questo libro è il messaggio che vuole diffondere, che è una cosa in cui ho sempre creduto moltissimo, in un passaggio Enrica Perucchietti scrive:
"Il mio intento non è convincervi: è instillare in voi che leggete, il dubbio. Il dubbio che forse non tutto è così chiaro come sembra (...)”.
Questo è un auspicio, se non un invito e un insegnamento da tenere sempre presente in futuro, per aprire gli occhi e vedere oltre a ciò che vogliono mostrarci. Ho sempre diffidato delle persone che non hanno dubbi, perché allo stesso tempo ho sempre pensato che il dubbio è la strada giusta del (voler) sapere, mentre le certezze conducono solo all'ignoranza, e spero di essere sempre riuscita a fare di questo il filo conduttore e la chiave di lettura del mio piccolo blog.
Attraverso l'informazione e il sapere nasce l'indignazione e la voglia di agire, di cambiare veramente le cose.
E come scrive ancora l'autrice nell'ultimo paragrafo del libro: 
"(...) siamo noi i soli padroni della nostra mente e la 'liberazione' avviene proprio attraverso il dominio delle nostre azioni e dei nostri pensieri (...)
E lo ricorda anche con una celebre frase di James Baldwin:
“La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.”
Buona lettura a tutti, spero che presto mi scriverete le vostre impressioni e commenti sul libro.

Recensione da libreidee.org

Boston, 27 luglio 2004: in quella calda sera d’estate tutta l’America si accorse del giovane e carismatico Barack Obama, un tizio semi-sconosciuto, dal nome difficile e dalle origini esotiche. Alla convention democratica che incoronò John Kerry come sfidante di Bush, Obama non era ancora neppure senatore, eppure gli fu affidato il “kenyote speech”, l’attesissimo discorso introduttivo. Già allora c’era chi aveva scommesso su di lui: la cupola finanziaria americana, il super-potere che domina ogni grande decisione planetaria. Per capire chi fosse davvero il neopresidente Obama, bastava la lista dei suoi finanziatori miliardari e quella del suo staff alla Casa Bianca. Barack Obama non era uno di loro: ma è stato scelto e promosso da loro. Ecco perché la sua politicaoggi non è molto diversa da quella di Bush.

Ne è convinta Enrica Perucchietti, che nel libro-inchiesta “L’altra faccia di Obama” svela i segreti di un clamoroso equivoco, come quello del Cavallo di Troia: un tragico inganno, dietro l’apparenza di un regalo sfavillante. Il carisma dell’incanto e la retorica della speranza? Nient’altro che un trucco, orchestrato dal super-potere, quello vero. Difatti, evaporata l’ubriacatura, nel giro di appena qualche anno sono affiorati gli scogli della dura realtà: crisi e guerra, precariato, privacy, sanità. «Dietro i corposi finanziamenti della più dispendiosa campagna presidenziale della storia – scrive l’autrice – si celano infatti gli assegni delle lobby, gli speculatori di Wall Street e le grandi banche che avrebbero goduto del salvataggio statale a scapito dei contribuenti». E poi le multinazionali del petrolio, degli Ogm e della difesa, senza contare gli onnipotenti colossi assicurativi.

Perché Obama ha fatto marcia indietro sulla “rivoluzione verde”? Perché ha trascinato il paese in un terzo conflitto, quello libico, dopo le guerre in Iraq e Afghanistan? Quali interessi si nascondono dietro la politica estera di un presidente insignito di un “Nobel alle buone intenzioni”? Semplice: all’ombra della Casa Bianca c’è il gotha della finanza speculativa, rampolli e gattopardi del “nuovo ordine mondiale”, quello che non bada ai “danni collaterali” quando spedisce la sua posta aerea sotto forma di missili. Così, «ogni volta che Obama ha cercato di risalire nei sondaggi riappropriandosi delle promesse fatte all’elettorato, è stato costretto a fare dietrofront: le lobby non permettono che si tradiscano i propri interessi». Con buona pace della fiaba del “primo presidente nero”, l’afroamericano venuto dal nulla.

Cosa sappiamo, davvero, di Barack Obama? «Le ombre sulla sua biografia sono sconcertanti e nascondono verità scomode», che lentamente affiorano tra le pagine del saggio, rivelando “L’altra faccia di Obama”. In realtà, non ci voleva molto per intuire che quell’ascesa così fulminea non poteva essere casuale: nascondeva un cuore di tenebra, il denaro. Un mare di denaro, quanto ne serve negli Usa prima per conquistare un seggio al Senato, poi la nomination alle primarie e infine la Casa Bianca. Chi ha “investito” su Obama – le più ciniche lobby mondiali – ora passa all’incasso. Nucleare, Ogm, armamenti, assicurazioni, banche d’affari. E dunque chi è Obama, una vittima del ricatto dei suoi finanziatori o perfetto prodotto pubblicitario, costruito a tavolino per ingannare gli elettori?

«Questa meteora del firmamento americano ha folgorato milioni di persone, dagli Usa all’Europa, senza che queste potessero avere tempo e modo di domandarsi chi fosse realmente il senatore dell’Illinois», un candidato «con un programma politico assolutamente elementare ma “accattivante”». Dopo i primi evidenti insuccessi, tutti a sostenerlo ugualmente: diamogli tempo, sta lottando per noi contro la piovra delle lobby. «E’ come se il mondo avesse promosso Obama a priori, attribuendogli una patente di onestà», fino al punto di non vedere che la sua reale politica è praticamente identica a quella degli aborriti “neocon”. E perché stupirsene? Dopotutto, nonostante le promesse di rinnovamento, Obama si è circondato dei vecchi arnesi di sempre, i super-consiglieri di Clinton e quelli dello stesso Bush. Per dirla con Giordano Bruno: ovvio che le pecore vengano sbranate, se si erano scelte per pastore il lupo.

“L’altra faccia di Obama” scende nei sotterranei del potere americano: se personaggi come Hillary Clinton e Joe Biden sono i massimi garanti della continuità dell’establishment, dietro al presidente si incrociano personaggi-chiave come Robert Rubin, il “maestro” di Obama, reduce dallo scandalo finanziario della Citigroup, o come l’ex presidente della Federal Reserve, Paul Volcker. Ci sono “falchi” filoisraeliani come Rahm Emanuel e super-finanzieri come Timothy Geithner, ora ministro del tesoro. E alle loro spalle, l’illustre mentore di Obama: Zbigniew Brzezinsky, teorico della guerra fredda, fondatore della Trilaterale e membro del Bilderberg. La biografia di Obama si intreccia con la massoneria e con la Cia, ma soprattutto coi santuari mondiali della finanza. «Sempre più persone – scrive Enrica Perucchietti – hanno intuito come dietro Obama si possa nascondere un prodotto di marketing, l’ennesimo burattino comandato da un’élite ben al di sopra di lui. E di tutti noi».

Da disinformazione.it

(...) Era il 27 luglio 2004 quando tutta l’America si accorse del giovane e carismatico Barack Obama. Sconosciuto ai più, dal nome difficile e le origini esotiche, quella sera di sette anni fa da Boston milioni di Americani videro il giovane politico salire sul palco della convention del Partito Democratico che avrebbe incoronato John Kerry come sfidante per le elezioni alla Casa Bianca contro il Presidente in carica George W. Bush. A quel tempo Obama non era ancora Senatore a Washington, ma gli fu affidato comunque il keynote speech, il discorso introduttivo alla convention. Un’occasione imperdibile. La storia la sappiamo. Kerry avrebbe perso le elezioni contro Bush e il turno successivo gli elettori avrebbero scelto il primo Presidente afroamericano della storia.

Il modo in cui Obama pronunciò il suo discorso quella ricalca la metodologia che è poi divenuta storia. Quel carisma modulato attraverso i gesti, la voce, le parole ben scandite che arrivano dritte al cuore della gente. Senza dire molto, le sue parole riescono a insinuarsi nel subconscio delle persone. La sua voce è come una sinfonia. Resti ad ascoltarlo, ti cibi dell’aura salvifica che a istinto ti sembra di cogliere. Il ritmo delle sue parole ti ammalia. È pacato, gentile, ma di quella gentilezza distaccata di chi ti studia con freddezza calcolata mentre ti ritrovi ad abbassare le difese. Non è lui che cerca la tua approvazione, sei paradossalmente tu che necessiti della sua.

A distanza di sette anni la percezione che il mondo ha di Barack Obama è cambiata. Il suo modo di esprimersi è rimasto intatto. Ma dietro le promesse si è insinuata l’ombra del vecchio. Dell’establishment che non ha colore politico, che raccoglie i soliti volti di democratici e repubblicani: la Casta americana. Dietro i corposi finanziamenti della più dispendiosa campagna presidenziale della storia, si celano infatti gli assegni delle lobby. Gli speculatori di Wall Street. Le grandi Banche, che avrebbero goduto del salvataggio statale a scapito dei contribuenti. Le multinazionali del petrolio, degli OGM, della Difesa. Le compagnie di assicurazione.

Molti si sono accorti che il cambiamento prospettato in campagna elettorale stenta a concretizzarsi, nonostante l’insediamento della nuova amministrazione democratica. Un team che comprende gli ex membri dei Governi Bush e Clinton e che ha presto disatteso le promesse fatte in campagna elettorale. Da qua il salvataggio delle Grandi Banche durante la crisi, a scapito dei contribuenti, l’abbandono della rivoluzione verde, la marcia indietro sulla revisione del Patriot Act, l’incremento dell’invio di truppe in Afghanistan seguito dalla missione militare in Libia. Una politica che sostiene gli OGM e una riforma sanitaria che prevede l’introduzione di microchip sottocutanei nella popolazione americana. Ogni volta che Obama ha cercato di risalire nei sondaggi riappropriandosi delle promesse fatte all’elettorato, è stato costretto a fare dietrofront. Le lobby non permettono che si tradiscano i propri interessi.

L’altra faccia di Obama si prefigge il compito di rivelare che cosa si nasconde realmente dietro l’immagine di questo messia multietnico che ha sedotto il mondo. In fondo di lui sappiamo poco. Le ombre della sua biografia sono sconcertanti e nascondono verità scomode. Dai Media, che ne hanno accompagnato la scalata alla Casa Bianca, ai comuni cittadini, è iniziata a serpeggiare la domanda sulle reali intenzioni di Obama: è veramente un uomo del popolo salito alla ribalta per proprio merito? Oppure è l’ennesimo Presidente fantoccio comandato da un’elite di Banchieri che ora ne conferma e ne prepara la candidatura per la rielezione del 2012?

Questa meteora del firmamento americano ha folgorato senza mezze misure milioni di persone dagli usa all’Europa, senza che queste potessero avere tempo e modo di domandarsi chi fosse realmente il senatore dell’Illinois con un programma politico assolutamente elementare ma “accattivante”. Pronti a giustificare l’incapacità di riformare il sistema – è troppo presto, dobbiamo dargli tempo, bisogna avere fede, è ostacolato dai poteri forti… – ci siamo ritrovati ad abbracciare senza una spiegazione razionale il nuovo arrivato, pronti ad accettare qualsiasi proposta uscisse dalla sua bocca. A rischio di approvare decisioni sconvenienti per il Bene Comune. È come se il mondo avesse promosso Obama attribuendogli una “patente di onestà” a priori. Come a priori gli è stato conferito il premio Nobel per la Pace, senza sapere nulla delle sue reali intenzioni, che ora si sono rivelate non troppo distante da quelle dei neocon.

Alcuni interrogativi sono destinati a rimanere avvolti nel mistero. Certe domande non potranno mai trovare risposta. Altre sono vicine a una soluzione. Donald Trump – che intende candidarsi nelle file repubblicane – si è scagliato recentemente contro il Presidente in carica accusandolo di non aver detto la verità riguardo alle proprie origini. Ancora una volta l’ombra del certificato di nascita….

Come si crea un Presidente
L’inganno di Obama è stato presto svelato al mondo, a chi ha avuto gli occhi per vedere, le orecchie per sentire, la perspicacia di guardare oltre le immagini che scorrono identiche, vuote, ogni giorno in tv.
L’imbroglio è stato scoperto. Non da giornalisti, detrattori o repubblicani: da Obama stesso. Le elezioni di MidTerm hanno confermato soltanto il crollo dei consensi a livello pubblico, perché l’altra faccia del Presidente si era già palesata, prima, a pochi mesi dal suo insediamento.
A poco servono le biografie o i saggi dei suoi sostenitori, di coloro che sono rimasti aggrappati alla speranza del cambiamento sbandierata in campagna elettorale. Di un “mondo nuovo”.

«Mr Cool»,[1] com’è stato ribattezzato, passerà alla storia per la sua abilità affabulatoria, per la sua scalata sociale e politica, per il teatrino di menzogne che è riuscito a imbastire. Gli si deve attribuire il merito di aver ingannato mezzo mondo, di aver esportato il suo modello populista post-razziale in tutti i Paesi democratici, dove la frenesia dell’Obama-mania è serpeggiata come un morbo tra cittadini e dirigenti politici, riappacificando per un po’ di mesi la base con i vertici di partito.

Svenimenti, acclamazioni, spillette, striscioni: tutti a emulare il nuovo fenomeno mediatico. Il desiderio mimetico di riempire il vuoto della politica si è cibato dell’aura salvifica che emanava dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Fascino, carisma, promesse, belle parole, famigliola solare: un mix letale per qualsiasi elettorato esasperato da anni di amministrazioni scellerate tra guerre inutili, attacchi terroristici, crisi. La capacità di rassicurare le masse e strizzare l’occhio alle lobby finanziarie.
Obama doveva essere l’agente non solo del cambiamento, ma della post-politica in generale, avrebbe dovuto rappresentare gli interessi di tutti i cittadini americani, al di là del credo politico, o del ceto sociale.
Se è vero che le cose devono cambiare per rimanere sempre le stesse, il suo approdo fulmineo sulla scena politica ha dimostrato che le barriere che separano repubblicani e democratici sono solo etichette vuote: a un certo livello sono tutti uguali, tutti controllati dai soldi e dal potere.

In questo senso Obama si è dimostrato non solo un prodotto del Partito Democratico, ma soprattutto un burattino di quella che il giornalista americano John R. MacArthur, nel suo ultimo saggio, ha battezzato la «casta americana»: le lobby di Wall Street[2]      
I poteri forti della finanza hanno creato e indirizzato questo giovane, dal passato esotico, a mirare all’insediamento alla Casa Bianca. Ma a differenza di un JFK, Obama non ha avuto – almeno per ora – la forza di emanciparsi da quei poteri forti che ne hanno guidato il destino.

È lo stesso Obama a svelare i mezzi per conquistarsi la vittoria: «In assenza di potenti mezzi personali, c’è fondamentalmente una sola maniera di ottenere la quantità di denaro che serve nella corsa al Senato degli Stati Uniti. Bisogna chiederlo alle persone ricche». Forse che a corteggiare e a farsi corteggiare dall’establishment politico e finanziario americano l’ex senatore dell’Illinois sia rimasto invischiato in promesse di ben altro genere e in scambi di favori da aver dovuto o voluto dimenticare i bisogni dei cittadini? Scendendo necessariamente a patti con il potere per diventare Presidente, ne è forse rimasto contagiato?

Oppure dietro questa scalata sociale e politica senza precedenti nella storia è da ravvisare un destino segnato fin dall’infanzia da coloro che stanno “dietro il trono”, che manovrano il potere e i soldi che si celano dietro di esso?
Obama è forse il prodotto di qualcuno che ha individuato in questo giovane brillante, esotico, una possibilità di “investimento” per creare un simbolo politico post-razziale che muovesse le masse infondendo fiducia nell’elettorato?

Obama, Ulisse e il cavallo di Troia
Che cosa rimane di quella Audacia della Speranza[3]?
Obama non ha fatto nulla di audace, né ha introdotto il cambiamento che prospettava in campagna elettorale. Forse, combattuto nelle intenzioni, è presto capitolato alle logiche di potere.
Non lo sapremo mai.

Sappiamo, e ce lo rivela egli stesso dalle pagine dei suoi libri, che la frequentazione dei ricchi di Wall Street l’ha condizionato al punto da diventare come loro: «So bene che, in conseguenza della mia ricerca di fondi, sono diventato più simile ai ricchi donatori che ho incontrato, nel senso molto specifico che ho passato sempre più tempo nella mischia, lontano dal mondo fatto di fame impellente, delusioni, paura, irrazionalità e spesso stenti del restante 99 per cento della popolazione – cioè le persone per aiutare le quali sono entrato nella vita pubblica». Queste righe suonano come una forma di giustificazione agli sforzi di equilibrismo che per anni ha dovuto compiere. Da funambolo della politica sempre in bilico tra gli interessi della popolazione e gli interessi delle lobby, le voci della città diventano «un’eco lontana piuttosto che una realtà palpabile»: qua sta il punto di non ritorno in un uomo, quando si sporca le mani scendendo a patti con il potere dell’establishment politico e finanziario.

La catabasi obamiana è l’origine della sua Caduta. 
Qua il punto in cui i favori che si devono a coloro che ti hanno aiutato a raggiungere la vetta risultano più impellenti delle “voci” degli elettori.
Qua il punto in cui una promessa diviene illusione, un’illusione menzogna.
La via del potere si snoda attraverso comizi e salotti dell’alta finanza: in fondo Obama, per quanto abbia cercato di rappresentare a pieno l’icona del sogno americano, del self made man, figlio di «un pastore di pecore», ha avuto una madre bianca e una vita agiata.

O, come si domanda John MacArthur:

Era possibile che le riflessioni rese pubbliche di Obama fossero le espressioni autentiche di una mente estremamente mediocre? O erano semplicemente banale propaganda di un politico ambizioso che aveva imparato da tempo che non poteva combattere il sistema – che al massimo poteva soltanto entrarci, e forse operare collaborando. O forse Obama non era nient’altro che il leader di una fazione che mirava a strappare il controllo del Partito Democratico ai Clinton e ai loro amici.[4]

La chiave dell’enigma è sepolta nelle sue parole, nella sua vita, nelle sue amicizie, dietro alle quali si celano le vere intenzioni dell’Obama politico.
L’inadeguatezza a governare che ha dimostrato in questi anni è data da incapacità, dal fatto di essere soltanto un burattino nelle mani di una elite al di sopra di colui che è considerato “l’uomo più potente del mondo”, dall’avere le mani legate da troppi favori ricevuti, oppure il suo venire a patti con la finanza è un escamotage, una sorta di “Cavallo di Troia” da introdurre nei salotti di Wall Street?
Dobbiamo vedere in Obama l’astuzia di Ulisse – e il carisma l’intelligenza lo lascerebbero intendere – oppure l’abbaglio di un semplice uomo di paglia divorato dall’ambizione e manipolato da uomini molto più ricchi e potenti di lui?
Oppure – ipotesi assai più inquietante – è egli stesso il Cavallo di legno, un inganno escogitato da qualcuno ben più potente di lui che lo ha proposto alle masse per regalare loro l’illusione del cambiamento?

Bentornato Reagan!
Accolto come un Messia, un Salvatore, un novello John Kennedy post-razziale, il quasi sconosciuto Barack Obama ha dimostrato nei fatti una netta propensione per lo status quo politico dei suoi predecessori, anche del nemico per eccellenza, George W. Bush, per cui, lontano dai riflettori, serba parole di comprensione (...)

Tratto dal libro "L'altra faccia di Obama: ombre da passato e promesse disattese" di Enrica Perucchietti, UNO editori

Dal blog di Paolo Franceschetti

Il libro narra l'altra faccia di Obama. Non l'uomo nuovo, venuto dal nulla, ma l'uomo appoggiato da Goldman Sachs, Jp Morgan Chase, Morgani Stanley, ecc., che hanno contribuito alla sua campagna con circa 3 milioni di dollari.
Lontano paernte di Bush, e discendente addirittura da colui che fu il primo presidente degli USA; appena insediato ha nominato Hillary Clinton siuo segretario personale, dimostrando di essere l'ennesimo burattino al soldo dei poteri bancari internazionali, proveniente dalla stessa élite che ha ha governato l'America fino ad oggi senza soluzione di continuità; quell'èlite che non ha esistato ad eliminare, assassinandoli, quei pochissimi che hanno provato davvero a dfare un volto nuovo all'America, come JF Kennedy. 

Da SaperePerFare.it

Dall’uomo della speranza...

Non ci sono mezzi termini per dirlo: Obama ha rappresentato la speranza per un mondo migliore ben oltre i confini degli Stati Uniti.

La sua elezione è stata vissuta a livello globale come un segno d’indispensabile rinascita, liberazione ed espressione feconda delle forze positive della globalizzazione: integrazione e valorizzazione della diversità; apertura all’innovare attraverso un vero coinvolgimento delle persone ‘bottom-up’ (dal basso verso l’alto); uscire dalla politica dei politici ed entrare in una nuova era di politica della sostanza al servizio del miglioramento della vita di tutti. Di fatto, il tutto fu percepito, a livello globale, come un’iniezione di speranza per un futuro migliore.

“The audacity of hope. Thoughts on reclaiming the American dream” (L’audacia della speranza. Riflessioni sul conquistare nuovamente il sogno Americano - tradotto nella versione ufficiale italiana - L’audacia della speranza. Il sogno americano per un mondo nuovo) fu appunto il libro firmato dall’ancora poco conosciuto Senatore dell’Illinois.

Un titolo a rappresentazione di un concreto programma politico e sociale o un titolo come incisivo slogan di marketing politico e sociale?

Il dubbio su questo si è fatto sempre più marcato man mano che la presidenza Obama ha iniziato la sua opera e la pesante sconfitta del partito Democratico nelle ultime elezioni di MidTerm ha dimostrato che anche l’elettorato americano ha iniziato a guardare alla sostanza dei fatti più che alla fluidità degli slogan.

Questo libro, scritto dalla giornalista torinese Enrica Perucchietti, rappresenta un articolato e aggiornato approfondimento di questi elementi di dubbio e perplessità su Obama sia come Presidente che come persona. E’ un libro che mira alla sostanza dei fatti e dimostra come, dati ed informazioni alla mano, Obama sia stato (almeno fino ad oggi) tutt’altro che l’agente di cambiamento e di ispirazione che non solo gli USA ma tutto il mondo aspettava.

Utilizzando con efficacia gli strumenti essenziali del giornalismo investigativo: curiosità, pazienza, perseveranza e capacità di sintetizzare e riassumere dati ed informazioni; l’autrice ci invita a vedere ciò che spesso è sotto il naso di tutti noi ma che nemmeno notiamo perché presi dalle nostre rassicuranti routine e schemi rigidi di pensiero.

... all’uomo dell’ipocrisia

Obama il candidato eletto grazie alle donazioni delle persone via internet? Ma è veramente così? Approfondendo il tema emerge chiaramente che i veri sponsor di Obama sono state le corporation del mondo finanziario, assicurativo e farmaceutico di Wall Street. Interessante... le stesse corporation che Obama aveva evidenziato in campagna elettorale come l’origine di tanti mali (economici e sociali) vissuti negli USA. Siamo poi sorpresi se di fatto a distanza di due anni dalla sua elezione niente è cambiato? Anzi: le banche sono state salvate grazie agli aiuti finanziari governativi (dicesi anche tasse dei contribuenti) nello stesso momento in cui di fatto le retribuzioni dei top manager del settore sono continuate ad aumentare.

Obama pronto a mettere assieme nel suo governo una squadra di professionisti veramente volti a migliorare il sistema e quindi, necessariamente, facce nuove con metodi nuovi? Di fatto non è stato così... sono di nuovo entrate dalla porta principale figure che erano appartenute a passati governi (vedi in particolar modo la presidenza Clinton) e la cui reputazione e professionalità era stata in passato messa (a dir poco) in serio dubbio.

Il libro è ricco di vari articolati esempi che mostrano la mancanza di coerenza fra le promesse elettorali di Obama e i fatti della sua presidenza. Niente di nuovo sotto il sole; è vero, ma non ci dimentichiamo che noi tutti eravamo stati portati a credere dai media e dai toni determinati e suadenti dello stesso Obama che con lui era l’inizio di una nuova era... si ma che tipo di era?

Cambiare tutto per non cambiare niente...

Di fronte a questo sorge spontanea la domanda: ma chi è veramente questo Obama? Anche qua il libro propone fatti e tesi molto stimolanti. Scordiamoci che Obama sia emerso dalla povertà e dal niente (sia suo padre che sua madre appartenevano a famiglie della media borghesia nei rispettivi Paesi). Scordiamoci che Obama abbia sempre avuto questa eloquenza incantatrice. Di fatto sono molte le lacune ed i dubbi che emergono rispetto ad una accurata analisi della sua biografia; dubbi e lacune che, uniti ai fatti della sua Presidenza, rendono sempre più intrigante approfondire la tesi che Obama sia un Presidente creato ‘a tavolino’ e presentato al mondo per cambiare tutto allo scopo poi di non cambiare niente, anzi! La massima gattopardiana finisce sempre per fare scuola ...

L’autrice documenta e articola le sue ricerche evidenziando interessanti dinamiche di corsi e ricorsi storici (il parallelo fra la figura costruita ‘a tavolino’ del Presidente Carter e quella di Obama è significativo) nonché dando opportunità al lettore di trarre nuovi significati da eventi del passato (le politiche economico-finanziarie portate avanti dal presidente Kennedy - JFK - e la sua uccisione) nonché eventi del presente che riguardano il panorama Statunitense, internazionale e anche quello italiano. Ho apprezzato tutto questo perché mi ha realmente stimolato a quello spirito critico ed analitico che tutti noi possiamo avere e che gli strumenti di informazione e ricerca odierni di cui disponiamo (internet in primis) ci permettono di mettere a buon uso se solo vogliamo.

La consapevolezza che ci arma di libertà (se lo vogliamo)...

Obama ed il suo messaggio “Audacia della speranza” che di fatto si manifesta poi in una classica “Audacia della ipocrisia” è un tema che ci può servire come spunto per aumentare la nostra consapevolezza delle dinamiche e dei poteri che hanno influenzato la nostra storia, stanno influenzando il nostro presente e tramano per influenzare il nostro futuro. E’ una consapevolezza questa che (iniziando o continuando anche con la lettura di questo libro) ci deve portare verso una vera sensazione di libertà che ci stimoli concretamente a fare, condividere e agire per migliorare le cose. Ho trovato molto centrati in questo senso i paragrafi di chiusura del libro che qui riporto:

“Anche se la speranza più grande su questa realtà rimane l’invito di JFK a seguire la natura più alta dell’uomo essere liberi e indipendenti, perché come citava Roosvelt: “Men are not prisoners of their fate, but only prisoners of their own mind” (“Gli uomini non sono prigionieri dei loro destini, ma sono solo prigionieri delle loro menti”). E come la filosofia ci insegna da millenni, siamo noi i soli padroni della nostra mente e la ‘liberazione’ avviene proprio attraverso il dominio delle nostre azioni e dei nostri pensieri: su questo punto non ci sono divisioni fra Oriente e Occidente. La libertà non è una cosa che si possa dare, la libertà uno se la prende e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.”

Apprezzo anche il tono di invito e di speranza che l’autrice rivolge ad Obama: lui di fatto ha ancora il potere, se vuole, di alimentare quel senso di speranza per il quale era stato eletto e accantonare l’ipocrisia. Sarà interessante osservare gli sviluppi di tutto questo con la maggiore consapevolezza che anche questo libro contribuisce a darci.

Da Sentineitalia.org

Cosa  si cela dietro la figura di Barak Obama? Chi tira i fili del potere della nazione più influente al mondo? A queste domande cerca di rispondere Enrica Perucchietti nel suo libro “L’altra faccia di Obama”,il suo è un percorso non facile da intraprendere la strada è molto insidiosa…, ma con perseveranza e coraggio l’autrice cerca di dare interessanti risposte,e formulare altrettante nuove domande.

Barak Obama un Uomo politico di colore come tanti ve ne sono negli USA,con tutto ciò sembrava impensabile fino a qualche anno prima che un afroamericano potesse candidarsi alla presidenza,e riuscire anche a vincere l’elezioni diventando il 44° Presidente degli USA.Sappiamo che le campagne elettorali sono il biglietto per la vittoria, se tatticamente ben fatte,ma sappiamo anche che una

campagna elettorale costa molti soldi, e nel libro si parte giustamente da qui,dopo alcune premesse si descrive la rete di finanziamenti che ha sponsorizzato la campagna elettorale,un buon punto di partenza,perché chi mette i soldi dopo vuole anche il tornaconto…

La scrittrice pone l’accento anche sul metodo di comunicazione che usa Obama durante i suoi discorsi, un sistema di cantilena quasi ipnotico,famosa e ormai entrata nella storia la frase slogan di tutta la campagna elettorale “Yes we can” ripetuta più e più volte nei comizi,quasi come un mantra…

Via via l’autrice spiega il legame tra Obama e Bill Clinton,praticamente quasi tutto lo staff è composto da uomini/donne provenienti dal governo Clinton dal 1993 al 2001, figura di primo piano tra questi Hilary Clinton la moglie dell’ex Presidente USA, il ruolo assegnatogli è tra i più prestigiosi e influenti nella politica USA ,ovvero Segretario di Stato, ricordiamo tutti lo scontro all’interno del partito democratico durante la campagna elettorale per la presidenza,dove Hilary Clinton era in corsa insieme a Barak Obama,e dove pareva essere in vantaggio rispetto al suo rivale in casa democratica,ma ad un certo momento la Clinton fece un passo indietro,lasciando campo libero a Obama, perciò la scelta a Segretario di Stato di H.Clinton fu una mediazione politica,o vi è ben altro dietro? Wall Street è più vicino a Obama di quanto lui vuol far credere…Molti storici genealogisti ritengono che tutti i Presidenti degli USA siano legati dalla stessa linea di sangue,anche Barak Obama fa parte di questo lignaggio sembrerebbe impossibile visto le sue origini africane messe in prima pagina fin da subito, di sicuro per raccogliere i voti della stragrande maggioranza degli americani neri e di altre etnie,ma in verità sembrerebbe che fin da piccolo Obama fosse sotto l’ala protettiva di qualche ente governativo occulto,la scrittrice s’interroga anche su questo punto “Esiste un progetto di un’ agenzia governativa che riguarda i figli degli agenti che hanno collaborato con la CIA e che prevede il loro inserimento sulle orme dei genitori? E Obama dato il coinvolgimento dei suoi genitori e del patrigno con la CIA,ha avuto forse un destino segnato”…



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